Attività di ricerca

Le nuove frontiere della sicurezza europea

Il Semestre di Presidenza italiana dell’Unione Europea, che si colloca all’inizio di una nuova legislatura comunitaria, rappresenta una significativa opportunità per richiamare l’attenzione sulle priorità essenziali per l’Europa nel contesto internazionale, sia sul versante geopolitico in continua evoluzione nel Mediterraneo, sia sul versante della uscita dalla crisi economico finanziaria e della ripresa dell’economia.

L’Italia si presenta come il Paese più adatto a impersonare fondamentali interessi europei in questa fase cruciale che impone di concentrare le forze su obiettivi essenziali. In questo quadro le politiche per la difesa e la sicurezza vanno ricollocate al giusto punto di priorità per la forza trainante che esse sviluppano una volta che siano messi a fuoco non solo i rischi che esse fronteggiano, ma anche la loro capacità di impatto sul fronte industriale e quello della innovazione tecnologica e le vaste implicazioni nella politica estera globale dell’Unione Europea.

Scopo del workshop è quello di discutere in modo approfondito questi temi, in modo da proporre al governo italiano una serie di spunti per avviare delle politiche comuni volte a migliorare l’efficienza degli investimenti in ambito di difesa e sicurezza e favorire un consapevole processo di riorganizzazione dell’industria europea dell’aerospazio, difesa e sicurezza.

Questa iniziativa costituisce una forte assunzione di responsabilità da parte dell’Italia verso un argomento – il controllo delle frontiere mediterranee dell’Unione Europea – che include, ma non è esaurito dal problema dell’immigrazione clandestina e del traffico di esseri umani, e al tempo stesso sostanzia e rafforza la richiesta italiana – che per la prima volta è entrata nell’agenda dell’Unione – che il tema delle frontiere dell’Europa sia considerato, affrontato e risolto a livello comunitario. Garantire la sicurezza delle frontiere dell’Europa mette in gioco l’insieme delle relazioni dell’Unione europea al suo interno e all’esterno verso tutte le aree di crisi verso est e verso Sud. Il controllo dei flussi migratori è contiguo a quello dei profughi e delle emergenze umanitarie e ambientali, ma significa anche poter tracciare gli spostamenti delle navi – specialmente se trasportano merci pericolose – controllare porti e aeroporti, monitorare in modo continuo e puntuale il territorio e l’ambiente, essere in grado di segnalare prontamente alle autorità competenti qualsiasi tipo di emergenza. Un sistema integrato, efficace ed efficiente per il controllo della frontiera meridionale dell’Unione Europea – e quindi del Mediterraneo – sotto tutti i profili accennati sopra, richiede lo sviluppo e l’utilizzo di tecnologie avanzate, la capacità di raccogliere e fondere insieme grandi quantità di dati di provenienza diversa in modo coerente e sintetico e la possibilità di operare congiuntamente sistemi di monitoraggio di vari Paesi dell’Unione.

Si tratta di un’operazione complessa, ma che proprio per questo consente di affrontare alcuni nodi che tutt’ora pongono seri limiti al pieno sviluppo di una politica comune di difesa e sicurezza, nonché a una riorganizzazione razionale dell’industria dell’aerospazio, difesa e sicurezza europea.

Un primo elemento riguarda gli investimenti in nuove tecnologie. Per massimizzare le sinergie tra i diversi Paesi, è assolutamente necessario mettere a fattor comune, sulla base di obiettivi chiari e mirati, una parte dei budget nazionali per sviluppare attività di ricerca e sviluppo che consentano di disporre di una base tecnologica condivisa, evitando duplicazioni inutili. In questo senso, è importante notare come, specialmente negli ultimi anni, le applicazioni tecnologiche sono sempre più spesso trasversali ai settori militare e civile.

Non solo: ormai è sempre più frequente l’utilizzo, in ambito sicurezza e difesa, di prodotti ad elevato contenuto tecnologico sviluppati da soggetti privati per scopi commerciali. Anche per questo, lo sviluppo di tecnologie su base comune assume una valenza assai più ampia rispetto alla divisione classica tra civile e militare o tra applicazioni istituzionali e commerciali, con effetti positivi su diversi segmenti dell’industria europea. Tuttavia, affinché la condivisione dei finanziamenti e dei relativi sviluppi tecnologici possano dare frutti – non solo in termini di mantenimento delle eccellenze, ma anche di risparmio e di massimizzazione del ritorno sull’investimento – occorre essere coraggiosi e fare un passo più in là, nella direzione dell’armonizzazione dei requisiti.

Pur mantenendo la sovranità sulle forze armate nazionali e sul possesso di piattaforme, sistemi ed equipaggiamenti, una condivisione dei principali requisiti porterebbe infatti a una serie di benefici a livello europeo:

  • garanzia di una maggiore e più semplice interoperabilità nelle missioni comunitarie;
  • possibilità di realizzare economie di scala nella fase di sviluppo;
  • possibilità di sviluppare piattaforme e sistemi che utilizzino tecnologie, software e hardware condivisi nelle versioni di base, con possibilità di arrivare a prodotti comuni per l’esportazione.
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